La legge finanziaria. Promesse elettorali e realtà

Nella corsa del governo per approntare la legge finanziaria, le cose più evidenti sono le differenze tra promesse elettorali e realtà. Sembra già chiaro che la volontà del neo-governo di affermare la propria identità attraverso misure forti ha lasciato il posto alla necessità di mantenere per il momento un profilo basso per preservare i rapporti con Bruxelles.

Pos
L’ultima battuta d’arresto è l’abbandono del  provvedimento che favoriva l’uso del contante a scapito dei pagamenti elettronici, emblematico e mirato all’elettorato dei piccoli imprenditori, in un contesto di economia sommersa di 183 miliardi di euro, oltre l’11% del Pil (prodotto interno lordo).
Fortemente sponsorizzato dell’attuale vicepremier leghista, Matteo Salvini, il provvedimento, dopo anche la bocciatura di Bankitalia lo scorso 5 dicembre, è sparito dalla Finanziaria.
I partiti che precedentemente erano euroscettici, tra ostentata demagogia e vero pragmatismo, si sono adeguati alla Commissione europea e alle sue riforme che condizionano l’accesso dell’Italia al Recovery plan NextGenerationEu, di cui l’Italia è la prima beneficiaria con 200 miliardi di euro. La Commissione ha “ricambiato” accogliendo con favore il pareggio generale di bilancio che prevede un deficit del 4,5%.

Cedolare secca
Altra misura emblematica molto cara alla Lega, è stata annacquata circoscrivendola ad una ristretta categoria di lavoratori autonomi ed escludendo le locazioni commerciali.

Pensione minima
La grande promessa elettorale di Silvio Berlusconi (1.000 euro), asse portante della maggioranza di governo, non ci sarà. Ci si dovrà accontentare di un aumento a 600 euro solo per gli ultra 75enni.

Questa traiettoria fiscale mostra uno schema ricorrente: proporre misure impossibili per compiacere i potenziali elettori, fare notizia per mostrare che qualcosa sta accadendo, poi abbandonarle. Le misure di sostegno a imprese e famiglie, che sono il grosso del disavanzo previsto, durano solo fino a marzo. 
Prospettive limitate di crescita a fronte dell’arrivo di misure restrittive della Banca Centrale europea (BCE) che farebbero aumentare il costo del debito.
Sperando di passare indenni l’inverno, ci si risente a primavera.
 

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