Firenze non è esente da razzismo/antisemitismo. Ricordiamocelo sempre

 “La gente come voi qui non ci deve stare”, è la frase di un uomo che ha buttato letteralmente giù dal treno su cui era appena salita, una signora incinta e suo figlio di 11 anni, signora che indossando un burqa doveva andare da Calenzano a Firenze. Nessuno, tra i vari testimoni presenti, incluso personale di Trenitalia, l’ha fermato. La signora ha sporto denuncia e grazie alle telecamere il responsabile è stato assicurato alla giustizia alcuni giorni dopo.

Scritte antisemite sulle tre pietre d’inciampo di via Bovio, in memoria di Giorgio Levi delle Trezze, Xenia Haya Poliakov e Lucia Levi. E davanti ad un portone di via Scialoja è stato disegnato il simbolo SS. Indagini in corso, espressioni di disdegno e preoccupazione da parte di tutte le autorità.

Sono episodi che fanno parte della stessa matrice a-culturale che ha sempre caratterizzato le dittature di ogni tipo e che, da alcuni mesi, ha il suo degno rappresentante nel russo Vladimir Putin e i suoi sostenitori che, essendo di destra e sinistra, fanno saltare i tradizionali schemi di riferimento per capire – da destra come da sinistra – chi fa politica e cultura per il bene comune (3).

Sono due ultimi episodi accaduti a Firenze in questi giorni (1), e che fanno molto riflettere su perché stiamo ancora combattendo coi rigurgiti del passato e i loro emuli contemporanei (2). In un contesto in cui sembra che vengano apprezzati coloro che vogliono buttare in mare i migranti che arrivano dall’Africa e che perorano leggi che emarginano i bimbi di genitori non-italiani che vanno nelle nostre scuole (ius scholae).

E accade a Firenze, città multiculturale nota per accoglienza dei diversi di ogni tipo e molto memore della Shoha ma che, per esempio, non riesce ancora a dare una sede di preghiera ai credenti della seconda religione della città (4).

Facciamo tesoro di quanto accade e, soprattutto, di quanto – come individui e cittadini – non stiamo facendo (5) per impedire che ciò sia quantomeno scoraggiato. Indignarsi dopo… crediamo non faccia bene neanche a se stessi.

1. città che durante il fascismo e il dominio delle leggi razziali era tra quelle che (nella parte alta della media nazionale) meglio contribuiva alle glorie del nazi-fascismo. Città che poi, caduto il fascismo, ha dato prova di rinascita e risorgimento democratico, sempre nella parte alta della media nazionale. Caratteristica non nuova nell’Italia post-fascista e che nulla toglie al fatto che Firenze era anche “patria” delle menti più eccelse dell’antifascismo azionista/socialista con personaggi del calibro di Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, F.lli Rosselli, Piero Calamandrei, etc,
2 – non dimentichiamo che uno dei maggiori partiti, ben accreditato per le prossime elezioni, ha nel suo simbolo la fiamma tricolore del Msi, partito post-fascista che ha raccolto per anni i nostalgici del ventennio mussoliniano.
3 – oltre a quelli che, da destra o sinistra, sostengono con cognizione di causa (e poco effetto) le politiche e le culture di Putin, c’è una grande fetta di politici e persone comuni (essenzialmente tra chi non va a votare perché “tutti fanno schifo”) che navigano a vista, mettendosi sul sellino di chi in qualche modo gli garantisce una fetta di potere o la seconda casa o l’evasione fiscale o il proprio guadagno a discapito del bene della comunità (corporativismo).
4 – per quanto ci riguarda – per sicurezza, dignità, umanità, rispetto e libertà, ci sarebbe sembrato più importante far costruire una moschea che non fare la tramvia da piazza San Marco alla stazione SMN.
5 – come “non ha fatto” il personale di Trenitalia (che è anche pubblico ufficiale) che non è intervenuto per impedire la violenza alla signora a Calenzano.
 

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