Etichette alimentari: una scusa ideologica per favorire le aziende nazionali?

 Sembra che sia proprio così, invece di essere un confronto sull’informazione e il benessere dei consumatori.

Così oggi apre un articolo di un quotidiano che sostiene il governo (1):
“Nuovo attacco all’Italia sull’etichettatura nutrizionale degli alimenti. A mettere il Belpaese sul banco degli imputati è nuovamente il quotidiano francese Le Monde, la bibbia della gauche e di quel mondo vagamente progressista che ha fatto dell’internazionalismo la propria bandiera. Dietro a un titolo in apparenza neutro «L’Europa si divide sull’etichettatura nutrizionale» c’è il solito armamentario messo in campo dalla potente lobby francese che fa capo alla grande distribuzione transalpina, fortemente favorevole al Nutriscore, l’etichetta a semaforo che penalizza i campioni del Made in Italy a tavola e promuove i cibi ultratrasformati”.

Questo approccio (simile anche da parte di Federalimentare – 2) è tipico del governo e non solo, inclusa la Coldiretti che ci ha fatto anche una petizione in cui le parole più gentili, quanto false, sono  “bisogna difendere il made in Italy dagli attacchi di coloro che vogliono sostituirlo col cibo sintetico”.

Un risultato è stato ottenuto: la Commissione europea, che aveva in calendario di proporre un’etichetta unica entro la fine dell’anno, ha rimandato la decisione a metà 2023. Il “quadro politico” è dell’Italia contro tutti con, al momento, molti Paesi che non hanno ancora deciso se utilizzare l’etichetta Nutriscore, basata su una scala di colori che indicano mediamente la salubrità di un prodotto.

Il confronto è praticamente impossibile, visto che l’alternativa italiana (“intoccabile”) non intende modificare lo stato attuale dei fatti: elenco degli ingredienti con l’indicazione della quantità contenuta nel singolo prodotto (Nutriform). E per capire, uno degli esempi che viene portato contro il Nutriscore è di questo tipo: “una bibita soda viene ritenuta più salutare dell’olio extravergine”…. confronto che definiremmo “come il cavolo a merenda”, visto che i 200 cc di una soda non hanno niente a che fare con 200 cc di olio d’oliva… che nessuno mai berrebbe come una bibita..
Il consumatore, secondo l’ideologia Nutriform si dovrebbe destreggiare meglio facendo i suoi calcoli rispetto agli ingredienti contenuti in ciò che deve consumare piuttosto che valutare un giudizio complessivo di equilibrio, basato su standard che valutino grassi, sale e altri ingredienti.
Allo stato dei fatti, c’è chi parla di dover raggiungere un compromesso, ma noi abbiamo l’impressione che gli avversari del Nutriscore abbiano già raggiunto il loro equilibrio: evitare che si affronti il problema.

Questo approccio ideologico ci sembra creato ad arte con un solo obiettivo: favorire le aziende italiane. Il consumatore? L’importante è che acquisti facendo atto di fede che il “made in Italy” è sano a prescindere.

NOTE
1 – Libero quotidiano
2 –  Corriere della Sera

 

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