Crisi energetica e fonti alternative. Qualcosa non funziona

In attesa di definire meglio tempi e modi della rinuncia al gas russo, per ora, con la decisione di ieri della Commissione Ue, ci accontentiamo di una riduzione del 90% del petrolio del Paese di Putin che sta invadendo l’Ucraina. Guerra che si somma ad una crisi delle fonti energetiche che si è manifestata sin dagli ultimi mesi dell’anno scorso e che ha fatto diventare urgenza un nuovo sistema di approvvigionamento basato su fonti alternative… come del resto l’Italia dice da tempo e l’Ue incentiva anche tanto.

Ma com’è la situazione, ce la possiamo fare o siamo il solito Paese che parla e poco agisce?

Ha ragione, per esempio, l’amministratore delegato di Enel quando sostiene che sulle rinnovabili c’è un tale ingorgo per i progetti in attesa di autorizzazione che la pubblica amministrazione non è in grado di farvi fronte per le autorizzazioni?
E’ probabile. Ma non solo.

Sembra che il nostro Paese non sia adeguato per carenza di progetti (quantità e qualità) e autorizzazioni della pubblica amministrazione.

Vediamo alcuni esempi.

L’asta del Gse (Gestore Servizi Energetici) per l’assegnazione degli incentivi alle energie alternative, ha registrato un flop: 309 progetti su 324 avevano le carte in regola ma solo il 13% della potenza elettrica rinnovabile incentivata è stato assegnato. Molte aziende preferiscono giocare direttamente la partita del mercato aperto con altri contratti che non i macchinosi meccanismi di incentivazione. La maggior parte dei casi di abbandono delle aste riguarda progetti solari su terreno agricolo o agrivoltaico, ancora esclusi dalle gare (1).

Gli uffici tecnici della Regione Puglia hanno dato due pareri negativi alla realizzazione di due grandi impianti di energia rinnovabile. Un impianto eolico della potenza pari a 42 Mwp e un altro di 66MW.

Regione Puglia che non è nuova a queste bocciature, avendo fatto altrettanto anche nel 2019 con giudizio negativo sulla compatibilità ambientale.

E sempre la stessa Regione, che si era arrogata il diritto di decidere in proprio, è stata bocciata dalla Corte Costituzionale: le regioni non possono indicare i luoghi in cui non è possibile costruire gli impianti eolici perché il loro “corretto inserimento” deve avvenire secondo linee guida nazionali.

E’ evidente che c’è qualcosa che non funziona. Le Regioni (Puglia nello specifico) o sono troppo brave nell’individuare chi non è in regola, aggiudicandosi anche poteri che non hanno, o il contrario. Le aziende, società di profitto, hanno pochi stimoli a seguire le necessità impellenti.

1 – Italia oggi del 01/06/2022
 

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