Burbero medico stregato dal gatto

Quello che segue è il racconto di una storia d’amore. Un po’ particolare, perché lui, Giorgio, è un burbero medico del Sud, e lei una deliziosa gattina grigia e bianca.
La storia comincia un anno fa, quando tra il gruppo di case in cui Giorgio vive d’estate comincia a far capolino un micetto abbandonato, arrivato lì chissà come. Alcuni iniziano a dargli da mangiare e il gattino prende confidenza. Il burbero Giorgio, che di animali non ne ha mai voluto sapere, ammonisce: «Tenetemelo lontano, ché lo butto nell’organico». Da lì il nome: Umido.
Le arti feline di Umido sono messe a dura prova ma alla fine, fai le fusa di qua, fai una capriola di là, il burbero Giorgio apre la sua casa e il suo cuore al gatto. Prima i croccantini, poi la palestrina per allenare i riflessi, dopo, finalmente, una carezzina: Umido irrompe nella vita di questo cinquantenne letteralmente stravolgendola. Dalla minaccia di smaltimento con i resti del pranzo si passa a un rapporto simbiotico. La gravidanza di Umido viene studiata attraverso tavole anatomiche e fotografata per monitorarne i vari passaggi.
I sette micetti che nascono in primavera sono protetti durante lo svezzamento in un’area della veranda di casa appositamente attrezzata e poi sistemati presso persone di fiducia. Tranne due, Paco e Attila, che adesso mamma gatta istruisce nella caccia alla lucertola e nella educata richiesta di cibo non appena si sente scartocciare qualsiasi cosa. Tutto sotto lo sguardo amorevole del burbero Giorgio che arriva a confessare: «Se potessi, tra cent’anni, mi piacerebbe essere seppellito con Umido».
Fu l’etologo Giorgio Celli a dire: «Il gatto è stato per me un animale socratico. Mi ha insegnato a scoprire chi ero ed anche qual era il mio posto nel mondo».
Semplice ma sconvolgente. Fino al giorno prima posiamo uno sguardo indifferente su quadrupedi miagolanti che al massimo ci ricordano i maleodoranti segnali che lasciavano sui divani della zia. Il giorno dopo scocca la scintilla e quegli occhi verdi ci fanno vacillare il cuore più che lo sguardo del nostro primo amore.
E per godere appieno di questo sentimento, che (sempre gatti sono) è al massimo ricambiato con un paziente e temporaneo assoggettarsi a qualche grattino sulla testa, scopriamo l’altruismo, la rinuncia agli spazi e al nostro tempo per donarli al nostro animale. Noi ci occupiamo della sua vita. Lui rende la nostra più felice e ci migliora come persone.

(Gianni Macheda, Italia Oggi del 01/09/2023)

 

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